Il mondo è quantico
È vero e falso, ma mai nello stesso modo
Trasmette informazione in pacchetti definiti
O non trasmette affatto
E’ uno o zero, è vero o falso
Eppure la realtà è un continuum
E una cosa è bianca o nera
A secondo di come la guardi
Qua in mezzo siamo noi
Nell’esercizio della nostra incoerenza
Viviamo di veri amori e di false tragedie
E a volte di falsi amori e tragedie vere.
Poi ci accorgiamo che il nostro livello
Non è fatto di quanti ma di una realtà infinita
Sfaccettata in ogni suo lato
E più siamo coerenti e più sbagliamo.
Ci troviamo chiusi, nella nostra stessa prigione
Di uni e di zeri, di bianchi e neri
Senza guardare gli infiniti colori
che ci regalano i fotoni di luce.
Uno e zero, vero e falso, mi ama non mi ama,
l’infinita domanda che tutti abbiamo ripetuto
Uno e zero, vero e falso, abbiamo amato
Ed è questo l’importante!
Il percorso dell'acqua
A tratti, come schegge impazzite, ecco il Vero...
Ma il poeta cesella parole
e la mente i suoi sogni,
come acqua che cerca la Vita
e torrente la strada,
illuminata da un sole accecante
ed inquietudini estreme,
da paure, bisogni e ragioni
che si fondono assieme.
Quella strada che ha sempre percorso,
che improvvisa gli appare,
e si getta di sotto al dirupo
che la vuole trovare.
E' Destino, è Fato, Fortuna
e di certo bendata
è una sera, un chiaro di luna,
un'occasione mancata;
è dolore, conservato all'interno
che pur esce di fuori
sono spruzzi di acqua gelata
che pur bagnano i fiori;
è l'eterna riconquista del vero
il ricondurlo al suo Dio,
passeggiando su una fune ben tesa
dimenticando... l'oblio
E' abbracciarsi nel fiume più valle
e ritrovarsi tranquilli
a lambire i piloni del ponte
senza fare del male;
è la Vita, la foce, la meta
che si apre nel Mare...
Ma il poeta cesella parole
e la mente i suoi sogni,
come acqua che cerca la Vita
e torrente la strada,
illuminata da un sole accecante
ed inquietudini estreme,
da paure, bisogni e ragioni
che si fondono assieme.
Quella strada che ha sempre percorso,
che improvvisa gli appare,
e si getta di sotto al dirupo
che la vuole trovare.
E' Destino, è Fato, Fortuna
e di certo bendata
è una sera, un chiaro di luna,
un'occasione mancata;
è dolore, conservato all'interno
che pur esce di fuori
sono spruzzi di acqua gelata
che pur bagnano i fiori;
è l'eterna riconquista del vero
il ricondurlo al suo Dio,
passeggiando su una fune ben tesa
dimenticando... l'oblio
E' abbracciarsi nel fiume più valle
e ritrovarsi tranquilli
a lambire i piloni del ponte
senza fare del male;
è la Vita, la foce, la meta
che si apre nel Mare...
Mattino d'inverno
Stanco,
stanco me ne vò.
Mi alzo al mattino
e c'è ancora con un po' di luce:
il tramonto è a due minuti appena.
Prima di lavarmi la faccia
non voglio più far niente
dopo il caffè è finita la giornata.
Solo sigarette, noia e dovere,
dovere di aiutare,
dovere di fare
mi sostiene.
Scarso, scarso il mio impegno,
scarsa, troppo scarsa la vita.
La magica molla che ti sostiene
è sfasciata,
la voglia è finita,
la rabbia diventa indolenza
ed i discorsi... silenzio.
Ferie? Vacanze da me stesso?
No, mi porto sempre dietro
il mio essere stanco
perrennemente a riposo.
La fuga? Quale fuga?
Quella di finire tra due braccia consolatrici?
Quella di cambiare una vita gettata?
"Non ho voglia di niente ed ho paura di questo"
scrissi a diciotto anni
"Non ho avuto niente ed ho paura di questo"
potrei scrivere adesso.
Logica conclusione
per la quale posso prendermela
solamente con me stesso.
stanco me ne vò.
Mi alzo al mattino
e c'è ancora con un po' di luce:
il tramonto è a due minuti appena.
Prima di lavarmi la faccia
non voglio più far niente
dopo il caffè è finita la giornata.
Solo sigarette, noia e dovere,
dovere di aiutare,
dovere di fare
mi sostiene.
Scarso, scarso il mio impegno,
scarsa, troppo scarsa la vita.
La magica molla che ti sostiene
è sfasciata,
la voglia è finita,
la rabbia diventa indolenza
ed i discorsi... silenzio.
Ferie? Vacanze da me stesso?
No, mi porto sempre dietro
il mio essere stanco
perrennemente a riposo.
La fuga? Quale fuga?
Quella di finire tra due braccia consolatrici?
Quella di cambiare una vita gettata?
"Non ho voglia di niente ed ho paura di questo"
scrissi a diciotto anni
"Non ho avuto niente ed ho paura di questo"
potrei scrivere adesso.
Logica conclusione
per la quale posso prendermela
solamente con me stesso.
Lettera da Pontida (Alla ricerca di un sostituto per Irene Pivetti)
Alla cara dirigente
cui è toccato lo scherzetto,
cosa fare è presto detto:
- non pensare e non far niente.
Tanto se non hai ammazzato,
nel dolcissim bel paese
è difficil farne spese,
che va tutto in prescrizione!
Poi, un consiglio da Scagliola,
dall'atomico ministro:
- qualche morto e chi s'è visto,
famo festa con la ola!
Dal potente Berlusconi,
un avviso qui non manca:
- pensa più al tuo conto in banca
che a morali e soluzioni,
Tanto poi, il fedel Tremonti,
pensa sempre lui a coprire
i miei buchi che so aprire
consumando tutti i fondi.
Ed io, ganzo della Lega,
sempre con un conto aperto
dico: - vien fuori allo scoperto,
culo dritto e che ci frega!
Cosa vuoi che sia un ritardo?
Noi del Popolo Padano,
in tanti anni che vantiamo
un passato longobardo?
E, non contenti della piega
che hanno preso i cambiamenti
abbiamo aggiunto, poi, altri venti
anzi, trenta secoli, alla saga.
Così, adesso discendiamo
da quel popolo di Celti,
da che, Roma non amiamo
perchè gli Avi abbiamo scelti!
Certo, Alberto da Giussano,
sempre ammesso sia esistito,
mi vedrebbe poco sano,
indolente, invillanito.
Certo, lui s'è sacrificato,
ha lottato per la Patria,
si lo so ch'era Padano,
e lo sentiva già nell'aria.
Ma lui, ch'era più coerente,
si sentiva un po' 'taliano
ecco, questo l'ha fregato,
l'incoerenza sempre rende!
Io, che m'alleo coi missini
che mi offrono il caffè
un consiglio lo do a te,
stammi fuori dai... Casini.
Certamente, a guardar bene
tu discendi da un impero,
e puoi decidere a piacere
chi è il tuo avo e farlo vero.
Poi buttarla in discussioni
e richieder che in seduta
vengan fuori i vecchi umori
del tuo popolo di... Aruta
Questo popolo veniva
dalla Grecia e dalla Storia
conquistò l'eterna Gloria
pria che Roma venne fuori.
E, s'usava da quei tempi,
come dire - rimandare -
prima si pensava al mare
in quei popoli contenti.
E famosi eran i tuoi avi
presso il popolo dei Celti
alleati eran e compari,
con un po' troppi conti aperti.
Ma lo svizzero e il padano
finanziavan la cultura
la parola d'ordin era:
sempre avanti! Finchè dura...
Ecco, a un tratto venne Roma
questo popolo di gretti,
questa banda di briganti,
mise fine ai giorni eletti
Ma questa adesso è la tua ora
- misteriosa Dea grecale -
col profilo del tuo mare
che a quegli usi credi ancora.
Che ci doni la logia,
la magia della parola,
tatto, gusto ed ironia;
l'attenzione che da sola
rende onesti i giorni cupi,
rende buono il da mangiare,
rende tutti noi più puri,
in armonia con il pensare.
Se l'amico Presidente,
come dire e - non mi sbaglio -
che ben più che qualche guaio
ha commesso ed è vincente...
Se io stesso, e son Ministro,
gusto il coffee in Parlamento
col buon Fini che contento
non mi giudica sinistro.
Se non son mai stato dentro
e, alle quattro Istituzioni,
ho fornito assoluzioni
per non giungere all'inferno.
Posso metterci parola
e fornirti immunità
sempre che col fiato in gola
gridi forte: Libertà!
Ed al diavolo la Roma,
la coerenza è un brutto vizio!
Lo sa bene anche quel tizio
che conobbe la persona.
Tardi, spesso, lei arrivata
e, ben presto, se ne andava
quando ancora non sapeva
che, ancor qui, sarebbe stata.
Cosìcchè, giusto per decoro,
scuotendo il capo, un suo collega
fece piano: non si lega
quel bel fisico al lavoro!
Certo, tanto poi è cambiata,
certo, passi poi ne ha fatti;
molti più di quei distratti
che si legan ad una strada.
Ma se l'incoerente è lei,
sarà lei ad esser vincente,
suvvia cavati 'sto dente
da quel mondo scappa fuori.
Ed inventati un passato,
una storia ed un futuro
che poi quel ch'è stato è stato
non mi fare il muro a muro!
Incoerenza e leggiadria
guidin sempre i nostri passi
e poi tanti istinti bassi
e la morale scappi via.
Come Alberto da Giussano
sempre fiero della Lega
- sempre avanti - e che ci frega.
Viva il Popolo Padano!
cui è toccato lo scherzetto,
cosa fare è presto detto:
- non pensare e non far niente.
Tanto se non hai ammazzato,
nel dolcissim bel paese
è difficil farne spese,
che va tutto in prescrizione!
Poi, un consiglio da Scagliola,
dall'atomico ministro:
- qualche morto e chi s'è visto,
famo festa con la ola!
Dal potente Berlusconi,
un avviso qui non manca:
- pensa più al tuo conto in banca
che a morali e soluzioni,
Tanto poi, il fedel Tremonti,
pensa sempre lui a coprire
i miei buchi che so aprire
consumando tutti i fondi.
Ed io, ganzo della Lega,
sempre con un conto aperto
dico: - vien fuori allo scoperto,
culo dritto e che ci frega!
Cosa vuoi che sia un ritardo?
Noi del Popolo Padano,
in tanti anni che vantiamo
un passato longobardo?
E, non contenti della piega
che hanno preso i cambiamenti
abbiamo aggiunto, poi, altri venti
anzi, trenta secoli, alla saga.
Così, adesso discendiamo
da quel popolo di Celti,
da che, Roma non amiamo
perchè gli Avi abbiamo scelti!
Certo, Alberto da Giussano,
sempre ammesso sia esistito,
mi vedrebbe poco sano,
indolente, invillanito.
Certo, lui s'è sacrificato,
ha lottato per la Patria,
si lo so ch'era Padano,
e lo sentiva già nell'aria.
Ma lui, ch'era più coerente,
si sentiva un po' 'taliano
ecco, questo l'ha fregato,
l'incoerenza sempre rende!
Io, che m'alleo coi missini
che mi offrono il caffè
un consiglio lo do a te,
stammi fuori dai... Casini.
Certamente, a guardar bene
tu discendi da un impero,
e puoi decidere a piacere
chi è il tuo avo e farlo vero.
Poi buttarla in discussioni
e richieder che in seduta
vengan fuori i vecchi umori
del tuo popolo di... Aruta
Questo popolo veniva
dalla Grecia e dalla Storia
conquistò l'eterna Gloria
pria che Roma venne fuori.
E, s'usava da quei tempi,
come dire - rimandare -
prima si pensava al mare
in quei popoli contenti.
E famosi eran i tuoi avi
presso il popolo dei Celti
alleati eran e compari,
con un po' troppi conti aperti.
Ma lo svizzero e il padano
finanziavan la cultura
la parola d'ordin era:
sempre avanti! Finchè dura...
Ecco, a un tratto venne Roma
questo popolo di gretti,
questa banda di briganti,
mise fine ai giorni eletti
Ma questa adesso è la tua ora
- misteriosa Dea grecale -
col profilo del tuo mare
che a quegli usi credi ancora.
Che ci doni la logia,
la magia della parola,
tatto, gusto ed ironia;
l'attenzione che da sola
rende onesti i giorni cupi,
rende buono il da mangiare,
rende tutti noi più puri,
in armonia con il pensare.
Se l'amico Presidente,
come dire e - non mi sbaglio -
che ben più che qualche guaio
ha commesso ed è vincente...
Se io stesso, e son Ministro,
gusto il coffee in Parlamento
col buon Fini che contento
non mi giudica sinistro.
Se non son mai stato dentro
e, alle quattro Istituzioni,
ho fornito assoluzioni
per non giungere all'inferno.
Posso metterci parola
e fornirti immunità
sempre che col fiato in gola
gridi forte: Libertà!
Ed al diavolo la Roma,
la coerenza è un brutto vizio!
Lo sa bene anche quel tizio
che conobbe la persona.
Tardi, spesso, lei arrivata
e, ben presto, se ne andava
quando ancora non sapeva
che, ancor qui, sarebbe stata.
Cosìcchè, giusto per decoro,
scuotendo il capo, un suo collega
fece piano: non si lega
quel bel fisico al lavoro!
Certo, tanto poi è cambiata,
certo, passi poi ne ha fatti;
molti più di quei distratti
che si legan ad una strada.
Ma se l'incoerente è lei,
sarà lei ad esser vincente,
suvvia cavati 'sto dente
da quel mondo scappa fuori.
Ed inventati un passato,
una storia ed un futuro
che poi quel ch'è stato è stato
non mi fare il muro a muro!
Incoerenza e leggiadria
guidin sempre i nostri passi
e poi tanti istinti bassi
e la morale scappi via.
Come Alberto da Giussano
sempre fiero della Lega
- sempre avanti - e che ci frega.
Viva il Popolo Padano!
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