Plaza de Mayo

Ho conosciuto una donna bellissima  con la morte nel cuore.
Lei, un inno alla vita - fugace - ed incapace di vita;
un inno alla gioia ma è triste o con troppe parole,
un monumento alla bontà abbandonata e da sola.


Ho conosciuto un instante, un momento d'amore,
mi sono illuso con lei e la vedevo fiorita;
ma non posso guarirla però, non ho in dono la vita
e la fine verrà come a tutti, forse solo più prima.


Ho conosciuto una donna sensibile e capace d'amore,
un politico onesto che soffre e che ama la sfida
buttata fuori da tutto e legata ad una croce,
con dei cani che le abbaiano appresso e le mordon le dita.


E imbecilli, cerumi e costumi di ipocriti audaci,
buoni solo a sfilare, a mentire e senza più alcun pudore,
che pretendono di  insegnarti l'oggi, ma non hanno un domani,
che pretendono di guidare la gente e non conoscono onore.


Così io, che qua dentro mi sento, certe volte da solo,
con lei che giace sfinita ed incapace ad uscire;
me la immagino il giorno che ha visto i desaparecidos cadere
sopra quel cimitero italiano in un giorno d'aprile.


La capisco e la vorrei nutrire, ma rifiuta il mio cibo
e, se si circonda di ladri e puttane, è solo per aiutare,
ma è un fiore bellissimo, in un mondo che mi sembra appassito,
eppure alla fine è da sola e non sa' più che sperare.


Lei italiana che mente e che sa' bene di mentire,
quasi agnostica e pura ma che per un gesto d'amore,
s'è abbracciata alla luna dell'Islam, per portarne il dolore:
si dichiara somala, africana, nera dal profondo del cuore.


Per poi cantarti di alpini, di storie di guerra e di marce forzate,
raccontarti l'infanzia - lunghe fila di gente  da fare scappare -
dall'inferno argentino - elicotteri in cielo - neri come lupare;
lei, poco più che bambina e suo padre, a timbrare e timbrare.


E il ritorno, il ritorno che poi sarebbe girato in amaro,
ma che in Lei, ignorando il futuro, agitava nel cuore:
finalmente la casa, la Carnia, il borgo dal quale il suo avo
era partito per la terra dei Daci che non hanno un padrone.


Dove sono, mi chiedo, tutti quelli che questa donna ha aiutato
quei politici a cui ha portato voti, idee e dedizione,
dove i suoi figli, gli affetti, chi le ha preso la mano
e ti sembra incredibile ma vero e senza alcuna ragione.


Dove sta suo fratello che, forse, sarebbe  stato avvocato
e che, invece, è stato reciso prima d'essere in fiore?
Quella madre, che corse dietro suo figlio per il troppo dolore?
E i giullari di corte si beano della loro impressione.







Plaza de Mayo








Desaparecidos








Desaparecidos








Giacomo Valent

Ripariamo il mondo

In un mondo che va a rotoli,
averti baciato mi riempie di gioia
e del desiderio di sfiorarti ancora.
In questo mondo sfasciato, abbracciarti
è come unire il mondo, ripararlo.
In questo posto dove occorre gridare per essere notati,
dove si devono dire stronzate per essere visti,
il tuo semplice sorriso di donna riempie il mio cuore
ed il solo pensarti, mi riempie di te.

Canto alla luna

Colpito al cuore, dimentico della propria tristezza, il poeta cantava;
sentiva dentro di sè le emozioni di Lei, la farfalla volante.
Volava lontano, battendo le ali con allegria e decisione,
volava via, doveva andar via, la sua vita è volare.

E il poeta l'avrebbe cantata, come un grillo alla luna,
ne avrebbe seguito i suoi passi, discreto, Lei affacciata sul mondo
a donare sorrisi, illuminare la notte, regalare la pace,
nel villaggio sperduto, nella fredda foresta, sulla riva di un lago...

Era deciso così, aveva scritto il Destino, coi suoi grandi progetti
e, così doveva andare, per il sorriso del ragazzo e quello di Krishna
dell'internet point. Si, era giusto davvero, ne restava l'emozione

e sentiva la pace, la serenità, la bellezza del suo fascino immenso.
Chiuse gli occhi il poeta, ad ammirare la luna,
gli aveva donato le eclissi, ora si sentiva già sole!