Sin asunto


Er vecchietto se ne stava sulla panca a venne vino,
diceva piano e carmo: fijio, qua é festa quanno arrivo;
vengo qua, parlo alla gente - che nun vado  piú ar paese -
si sto qua so' 'r presidente, mentre lá sento le offese.

E' un monnaccio er monno adesso, io che tanto l'ho vissuto
da quegli anni ad oggi stesso, non lavoro, ho combattuto!
Ma cosi come 'sti tempi, tutti quanti svergognati,
senza senso de' pudore, beccamorti e interessati;

c'è uno schifo, ciarlatani e poveracci drento ar core
sempre pe' arruffà denari e lamentasse ad ogni dove.
Ce so' annati pure a scola, dei 'sto cazzo de' natura,
mejo prima, disperati, ma con l'anima più pura!

Si staressino ad allora, io li sordi li portavo,
ar mio vecchio e a mi' madre, poi con me, sì lesinavo,
c'era a mi' fratello in fasce, se sperava  a cose nove;
ma stan ben' co' la coscienza, come dire, c'hanno prole.




Er metodo sperimentale

'n pisano de nome Galileo, de testa matta e puro gran scrittore
se 'ntestardì con pendolo de coccio, poi appresso a delle palle de' colore.
Ce scrisse n' libbro de' li massimi sistemi, co' Sagredo, Salviati ed il Simplicio
e n'ode a chi ha 'nventato la scrittura, che tanto ci ha donato er sacrificio.

Adesso che li pendoli so 'iti, armeno quelli a 'n filo e penzoloni,
li novi geni pur sono ripartiti e vanno a rimove da le pareti le stazioni.
Eccola qua, staccamo 'sti du' fili, ja arimettemo questo a penzolare,
l'oscillazione, er periodo è quello giusto; nun resta che recacce sull'altare.

La prima orazion andò peraltro bene, sembrava ch'er pendolo moderno
già funzionasse comme se conviene, se collegasse ar monno ed all'inferno.
Quand'ecco che provando poi a chiamare, ahime, ahinoi, amaro fu er destino,
la voce non voleva proprio andare, chissà dov'è che stava poi er casino?

Analizzamo con metodo de' scienza, da storici, affrontammo quell'ignoto:
'a bella fai venire qua er pisano, ch'aricolleghi, che s'arimetta in moto!
Lui venne lisciandosi la barba, e si complimentò cor metodo lì in uso,
provar va bene, errare è pure umano ma, sol tentativi, 'n caso nun s'è chiuso.



Er Principe de Metternich

Dopo che Napoleone ormai era 'nnato, se procedette alla restaurazione,
de sabbato cor tempo afoso e jato, appesi su 'na scala, a penzolone.
Gli asburgici rivolevano li sordi, nun dico li prussiani che orgojosi.
gridaron: aridace li nostri, li fritzbox poi, so' belli e poderosi!

Lo storico perplesso li guardava, che ne sarà dello spirto der Divino?
La rivoluzion ner cor s'è fatta strada, speramo che nun resti sto casino.
Er Principe, intanto, s'adattava a ricomporre gli Asburgi coi francesi,
moveva un filo e dopo aritentava, fintanto che non furon tutti accesi.

Ma sera s'era fatta e, c'era n'afa, che nun potevi manco respirare;
fortuna la damigella de compagnia, che l'assistette co' l'acqua minerale.
Cavalli nun se videro d'intorno, ne' frisie e, le truppe aspettarono sicure;
osservammo a li segnali: è tutto pronto, e riponemmo le armi e le paure.

Completata che fù la restaurazione, convinti che per il rotto della cuffia
sarebbe ritornata l'abbondanza, stavorta sotto ar segno della Prussia.
Macchè, te dico - come già sapeva - lo storico che mejo ave'a studiato
er quarantotto subbito splendea: la Storia nun passa mai per suo passato!



La fattura

Cadde la goccia lieve, poi scomparse, sembrava proprio l'olio fosse sparito,
però non accettando in tutto l'arte restai perplesso, quasi, intimidito.
Tre volte ha ripetuto quella formula, tre volte e sempre con un fil di voce:
"Io credo..." si dicea con voce afona, segnando sul mio corpo la sua croce.

E pian, piano si stringevano gli anelli, poi strani segni fece con il dito,
come una cuoca che giri tra i fornelli, o come sarta che cuce un suo vestito.
Poi cominciai a sentire il sangue defluire, si sciolse pure il groppo della gola,
ma immobile restai nel mio patire, attento a ciò, attendevo buona nuova.

Sorrise dietro al troppo farfugliare, io l'abbracciai cosí senza parole:
"è fatta adesso e ce n'avevi assai, chi ti guardó sapeva quel che vuole!"
Ringraziai perciò contento quella maga, convinto che dopo tanti guai,
sarebbero venuti i tempi belli, la stagion vaga, che non muore mai.

Circa trent'anni avevo ed una sposa, un figlio nato ed altri da aspettare,
per ringraziarla le detti una rosa, che non rifiutò, ma si fece pagare.
La guerra c'era stata sopra al Carso, di quattro figli ero rimasto il solo,
mia madre mi trattava con riguardo ed ogni giorno avevo il mio lavoro.

La pallottola d'argento (L'uccisione del vampiro di risorse o il regolamento dei conti)

Colpito dalla penna del Poeta, rimase là, stecchito il suo vampiro
lei giunse al posto immediatamente ma, con l'alibi, peraltro garantito.
E vide la pistola ancor fumante, la mano che sparò, ormai sicura;
il buco in fronte, poi era evidente, d'argento e un filo rosso sulla cruna.

Proprio sotto al ciuffo nero dei capelli, nel giusto mezzo s'era conficcata,
sul volto ancora il suo ghigno dei ribelli ma la rivoluzione s'era "rimandata".
Fece una smorfia, presa dal dolore, quasi che l'uomo che giaceva là davanti
non fosse poi un politico, editore, come in quegli anni ne vide proprio tanti.

Sentì rimorso, proprio dentro al cuore, sentì la rabbia scendere e mutare
un misto di pietà, un grande amore, come la Magnani quando si fa' ammazzare
rincorse senza scarpe il suo assassino... Ma lui sentì che finalmente ce l'aveva,
quella storia di famiglia e di destino, quel vento tramutato poi in bufera;

tra personaggi già delineati e, sullo sfondo quella storia vera,
dal Gari al Liri, scendendo per i prati, poi risalendo il Sacco a primavera.
Si raccontava ancora che in inverno, forse, il grande uso dell'artiglieria
avesse mitigato il Padreterno; per celia avvenne, invece, la razzia.

La giustezza di un Secondo (Lettera ad una nipote)

S'attende con pazienza per votare, con la tua scheda qua in circoscrizione,
se pensi poi all'azzurro del tuo mare, di qua poi rischi più di un'alluvione.
Eppur Parigi ancor resta bagnata: risorgerà dall'Ile come era pria,
con i suoi borghi la città allagata, dai Campi Elisi ai bassi sulla riva.

Di Roma, poi che dire: dilaniata... orde di barbari circondano le mura,
quando a Parigi, potran dir: acqua passata, sul Tevere aleggerà la schiuma.
Ma il Giusto non impera e se divide, non è che cerchi poi di far del male,
si pentí il figlio, forse troppo intraprendente e pur la bimba: tenera e d'amare.

Però così che Giustizia s'era fatta, ed era proprio giusto così, come Lui fece,
divise con la bimba d'adottare e non si pentì giammai per le sue imprese,
nemmeno quando vide un suo nipote, non accordare l'arpa del Poeta,
rimase solamente un ingegnere, lo chiamò "collega" ma quello si rifece.

Ma prima, Antonio si recise pure il nome, riportandolo a quello originale
a Roma, in borgo Santo Spirito è la "Rota", quando verrai la potrai trovare.
Così, se suoni veramente da divina, è proprio per Secondo e le sue imprese:
non si ferma mai la ruota della vita, dolore c'è, ma aiuta e un po' fa bene!




















Dedicata a Secondo ed Antonio, ognuno a modo loro, uomini giusti.


Antonio P., mio bisnonno di parte paterna, era un trovatello portato al brefotrofio e raccolto dalle suore; affidato in adozione alla famiglia C., ne assunse il cognome. Successivamente, padre e già nonno di tre nipoti, tra cui il suo omonimo Antonio, per diverbi con la famiglia adottiva - probabilmente per motivi inerenti il testamento dei genitori  - tornò al cognome originale. Il cambio di cognome colpì anche il suo unico figlio Nazareno e, quindi, i successivi figli  di quest'ultimo, ancora non nati. Difatti i primi tre, nati prima della variazione, hanno continuato a portare lo stesso cognome della famiglia adottiva; il quarto registrato all'anagrafe nella quale fu avviata la pratica, porta il cognome originale; mentre l'ultimo, nato in un comune diverso, fù iscritto in anagrafe con entrambi. 

Tutti e cinque i nipoti, pur portando cognomi diversi, erano figli naturali e legittimi della stessa coppia. 


Secondo P., mio nonno di parte materna richiese ed ottenne per sè e suo fratello Andrea una terra dall'Opera Nazionale Combattenti, purtroppo il fratello morì di malaria poco dopo aver concepito la figlia. La vedova pretendendo solo per sè il bene, lo portò probabilmente in giudizio, ma una volta ottenuta interamente la terra e la ragione, Secondo - unico ex combattente rimasto - la divise equamente con la neonata. Credo che a parte nello scherzo e nell'autoironia, nata per rendere sopportabili le problematiche che ne scaturirono nei successivi cinquanta anni, non si sia mai pentito della cosa. Era di idee socialiste al tempo del fascio e, pur non occupandosi attivamente di politica, rifiutò di togliersi il cappello al passaggio della milizia. I miliziani, spazientiti glielo tolsero con il manganello, urtandolo sul naso, nel mentre li fissava negli occhi.