Domandine su Dio

(Libero adattamento di "Preguntitas sobre Dios" di Atahualpa Yupanqui)



Un giorno domandai:
nonno dove sta Dio?
Un giorno domandai:
nonno dove sta Dio?
Mio nonno si fece triste
e niente mi confessò.
Mio nonno morì nei campi,
senza prete, ne' confession
e lo seppellirono gli indios
flauti di canna e tambur;
e lo seppellirono gli indios
flauti di canna e tambur.


Più tardi, io domandai:
padre che sai tu di Dio?
Più tardi, io domandai:
padre che sai tu di Dio?
Mio padre si fece serio
e niente mi confessò.
Mio padre morì in miniera
senza dottore ne' protezion,
color di sangue minatore
tiene l'oro del padrone;
color di sangue minatore
tiene l'oro del padrone.

Mio fratello vive sui monti
e non conosce un fiore.
Mio fratello vive sui monti
e non conosce un fiore.
Sudore, malaria e serpenti
la vita del tagliatore.
E che nessuno mai gli chieda
se conosce dove sta Dio:
nella sua casa non è mai passato
tale importante Signor;
nella sua casa non è mai passato
tale importante Signor.


Io canto per il cammino
e quando che sto in prigion;
io canto per il cammino
e quando che sto in prigion,
sento la voce del popolo unito
che canta di me miglior:
se c'è qualcosa sulla terra
che è più importante di Dio
è che nessuno sputi il suo sangue
perché un altro gli sia superior;
è che nessuno sputi il suo sangue
perché un altro gli sia superior.

Se Dio veglia sui poveri?
A volte si, a volte no,
però è sicuro che pranza
nella mensa del padron;
però è sicuro che pranza
nella mensa del padron.
Atahualpa Yupanqui

Il poeta morto e la follia

Morì. Fu colpa di una poesia
di cui fu mal interpretato il contesto.
Epperò si adattava bene, si addiceva.

Il poeta avrebbe potuto variarla ancora,
darle forse una luce diversa, modificarne un dettaglio
ma non avrebbe saputo, comunque,  far meglio della sua follia.

Equilibrare rispetto al rompere l'equilibrio
è il mestiere del poeta. Si confaceva alla situazione
e, la situazione le sembrava perfetta, si diceva follia.

Fu così che a notte, la casa del poeta, fu circondata dai banditi,
il poeta travolto, dilaniato, straziato dai latrati del cane.
Eppure contuso, ferito e quasi morto che era, sorrise.

Sorrideva con l'anima dolente, sui destini del mondo,
per il fatto che le poesie hanno diverse facce
e si prestano,  a volte, a diverse interpretazioni.

Era un po' come se la poesia avesse trovato l'inverso,
uno su poeta, avrebbe detto la matematica
e - un poeta morto - l'avrebbe resa infinita.