Buongiorno principessa, il nuovo anno che cosa mai in dono ci porta?
Continueremo sempre con l'affanno o avremo finalmente nova sorta?
Nove domande e novi riti feci, occhiandolo da presso lungo il fiume,
contesti troppo ripidi, scoscesi, al chiaro della luna, fioco lume.
I botti in alto vidi, fiamme e fochi e gente che correa per strade avvinta
ed io che mi fermavo in quelli lochi, mi domandavo: ma chi l'ha dipinta?
Forse son tinti dal novo focolare, dalle nenie arse e grette del televisore,
la mancanza del leggere e sperare o quella greve dell'immaginazione.
Insomma, non sapevo che sperare e, scrissi cosa qua, quasi per gioco,
presi lo spunto da una commedia popolare, m'immersi breve e risalii con poco.
Ma la domanda resta, di rimando, che cosa porterà questo futuro
serenità ed io lo spero tanto, ma a dir la verità lo vedo duro.
L'ultima sera al fiume
L'ultima sera al fiume fu piena di poesia.
Ero troppo stanco davvero
per non sdraiarmi sul letto a covare speranze.
Non spensi neppure la luce e, già sereno, sognavo.
Bastò la telefonata a mia madre ed il cane guarito,
non mi fece neppure pensare a tutto ciò che non andava.
M'immersi nel letto, col mio quaderno d'appunti
ed i miei piccoli sogni per un giorno migliore.
E, non seppi trovare ragioni, ma cominciavo a sperare.
Davvero, speravo davvero nel mio letto dei sogni,
speravo nell'uomo, negli infiniti tramonti,
in quel posto dove prima m'ero sentito barbone.
Toccavo con mano la speme senza averne ragioni,
per quanto non esitassi a rincorrerle,
come farfalle lucenti ma riluttanti al pensiero.
Davvero, davvero mi chiesi: ci sarà spiegazione?
E la vita, fortuna lo volle, mi venne in aiuto;
la vita, pensavo sereno, l'infinito mistero.
Il continuo rinnovarsi del tempo, quegli uccelli nel cielo.
Si, la vita mi venne in soccorso in un giorno da meno,
abbracciandomi come acqua di fiume che lenta trascina.
Ero troppo stanco davvero
per non sdraiarmi sul letto a covare speranze.
Non spensi neppure la luce e, già sereno, sognavo.
Bastò la telefonata a mia madre ed il cane guarito,
non mi fece neppure pensare a tutto ciò che non andava.
M'immersi nel letto, col mio quaderno d'appunti
ed i miei piccoli sogni per un giorno migliore.
E, non seppi trovare ragioni, ma cominciavo a sperare.
Davvero, speravo davvero nel mio letto dei sogni,
speravo nell'uomo, negli infiniti tramonti,
in quel posto dove prima m'ero sentito barbone.
Toccavo con mano la speme senza averne ragioni,
per quanto non esitassi a rincorrerle,
come farfalle lucenti ma riluttanti al pensiero.
Davvero, davvero mi chiesi: ci sarà spiegazione?
E la vita, fortuna lo volle, mi venne in aiuto;
la vita, pensavo sereno, l'infinito mistero.
Il continuo rinnovarsi del tempo, quegli uccelli nel cielo.
Si, la vita mi venne in soccorso in un giorno da meno,
abbracciandomi come acqua di fiume che lenta trascina.
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