Un invito ad evitare il pianto

(Libero adattamento di "A Valediction: forbidding mourning" di John Donne)

Come, serenamente spirano i giusti,
basta un sussurro, per dire alle loro anime di andare,
mentre gli amici intorno, ancor non sanno:
"si è spento il suo respiro", "può tornare".

Sciogliamoci così, senza rumore,
senza frotte di lacrime e sospiri:
sarebbe profanar la nostra gioia
svelare - a dei profani - il nostro amore.

Il moto della terra paure e mali porta,
specula l'uomo sul Fato e ciò che ha in mente
ma, la magica trepidazione della Volta,
pur così maggiore, in fondo, ci è innocente.

L'amore degli ottusi amanti delle voglie,
- per i quali l'anima è il senso -
non comprende l'assenza, che gli toglie
quelle cose che ne furono alimento;

ma noi, grazie ad un amore raffinato,
al punto tale da ignorare la sua essenza,
nella nostra comunione del Creato
meno curiam di perder occhi, labbra e mani.

Le nostre anime, che sempre insieme stanno,
anche se dovrò andare; non frattura,
piuttosto, un'espansione, queste avranno;
come oro, battuto, in lamina più pura.

Saremo sempre due, come punte gemelle d'un compasso
e la tua anima sarà il mio piede fermo,
quella che, in apparenza non fa un passo,
mentre si inclina verso, fa da perno,

ed anche se dimora presso il centro,
mentre che l'altra si spinge più lontano
si sporge a rimirar, segue l'intento,
per tornar eretta quando ci chiudiamo.

Così tu sei per chi, sia pure deve,
simile all'altra punta, muover storta:
la tua fermezza il cerchio mio sostiene
e, giusto al mio principio, mi riporta.

Ritratto di John Donne



Un quadro di Elena Markova

Dum spiro spero

Quanto è povero chi pensa che non ho perso niente,
nascosto dietro battute triviali, coperto alla puzza di wiskey,
oppure dalle cose da fare, da un'ulteriore occasione;
e non pensa, non vede ed ignora tutto quello che ho avuto e, che forse, non ha.

Quante volte per capire bisogna viverle le cose,
quante volte ci si rinchiude dietro un'adolescenza infinita,
dalla quale non cresciamo, non usciamo se non per andare alla tomba;
chiusi in se stessi, innocenti, al centro del proprio universo.

Incapaci di vedere prima ancor di capire, indolenti, dedicati a se stessi,
come un frutto maturo che "appare" ma insipido dentro,
per mancanza di acqua, coraggio; non ha avuto la ricchezza di questo dolore.

E non ha mai sofferto fame d'amore, forse solo di sensi,
tra la guerra e la fame, un cartone animato ed un telegiornale
prendendo per buone le facce splendenti della pubblicità.

Fogli bianchi

Un foglio bianco è quello che rimane
non c'è parola, tutto da riempire;
e così è il vuoto, dopo il funerale,
che solo adesso tu lo puoi avvertire.

Ed ora è notte, proprio notte fonda
ed io che mastico soltanto di parole
vorrei sentirti, percepire la presenza
sentirti battere laddove il dente duole.

Ma l'ultima immagine che voglio conservare
è il tuo sorriso, come neve al sole,
il giorno prima - festa di mimose -
che risponde al mio e, ancora, chiama amore.

Non ci fu strazio, non ci fu dolore
quando alla fine ti accingesti ad andare;
un foglio bianco è quello che rimane
e, ancora, chiama rima con dolore.