La storia di Matto

Non ho capito niente della vita,
non ho capito perchè io sono nato,
non l'ho capito, ma oramai è finita,
in questo mondo già ci sono stato.

Ero ancora giovane la sera,
quando con un colpo di pistola
finirono i miei giorni e la paura,
e l'illusione che restò da sola.

Quel giorno alla mia donna solamente,
le dissi - per questa che è la mia pazzia -
non piangerne perchè non serve a niente,
non riderne perchè è un'utopia.

Io che volevo esser felice,
io che mi riempivo di illusioni,
io che non volevo essere un vile,
le tasche vuote dentro ai pantaloni.

Ma d'aquiloni ne ho lanciati tanti,
nel mezzo a quelle nuvole e nel niente
ma ecco già, col vento, i sogni infranti
tirarti a terra, giù miseramente.

Così un bel giorno presi una pistola,
ci misi un colpo e seppi ch'era il mio;
sentii ch'era giunta la mia ora
di dimostrarvi che non c'era Dio.

Fu allora che partii pel nuovo viaggio
ad osservar dal cielo i monti e il mare;
a ricercar motivo di coraggio,
a ricercar motivo di sperare.

E adesso che vi vedo tutti quanti,
lontani, ma 'si vicini al cuore mio.
con quella tenerezza degli amanti
ho la speranza di trovarvi un Dio.

Così, ora che siete giù, distanti
vi sento uguali, a come poi ero io,
avverto il nostro essere passanti,
in questo mondo che - adesso - sento mio.

E, quindi, potrei mai darvi del dolore;
e la realtà poi, ma quale è il vero;
nelle apparenze o al centro del tuo cuore;
dentro se stessi, oppur nel mondo intero?

Per un matto, in fondo, non fa differenza,
si trova, egli, un po' di qua e di la,
conosce il tutto e ne coglie l'essenza,
il vero ignora, ma sembra che lo sa.

La storia di Uomo

Appena nato, ne hai già abbastanza,
quando col pianto,
misuri la distanza,
che ti separa da tua madre.

Quando ti aggrappi
alla maniglia del portone
per fuggire coi compagni
a calciare il tuo pallone,

E ti passano già gli anni,
della scuola il primo giorno,
scrivi chiuso dentro ai banchi,
della libertà aspetti il ritorno.

E ti passa ancora il tempo,
ed ora fuggi col pallone
vai a giocare la sul campo
e ti credi anche un campione.

E ti sfottono gli amici,
ma tu giochi e sei contento
di tirare e di sbagliare,
rincorrendo un poco il vento.

Ma ora sei un adolescente,
ti rivolgi all'altro sesso
non capisci proprio niente,
ma ti annoi sempre lo stesso.

Il tuo primo porno al cine,
la tua prima sigaretta,
dell'amore il primo fine,
ma per questo non c'è fretta.

Ed ora pensi anche a spararti,
giusto per farla finita,
tutti gli altri ad inquadrarti,
per il resto della vita.

Per provare ad evadere,
ti fai la tua prima canna,
e ci provi anche piacere,
ma te lo sconsiglia mamma.

E ti butti anche in politica,
pensi solo all'anarchia,
e ti incazzi poi con quelli
che te la portano via.

Ma ora ti sei diplomato,
hai finito di studiare
e ti mandano soldato,
e ti insegnano a marciare.

Come t'hanno congedato,
torni a casa per amare,
ma oramai ti sei sposato
e ti tocca lavorare.

E ti nascono i tuoi figli,
dopo poco son ribelli.
Son passati troppi anni,
sono bianchi i tuoi capelli.

E ora prendi le pensioni,
ed hai già qualche nipote,
poi ripensi alle illusioni
non si sono realizzate

E ora che stai per finire,
pensi ancora al primo giorno
non ti accorgi di morire
ed aspetti il suo ritorno.

E ora non pensi più a niente,
sotto un albero in inverno,
son spariti dalla mente
i problemi per l'eterno.