In memoria del compagno Sacconi


Nel pieno delle proprie funzioni:
già Deputato,
sotto il politico e latitante;
fatto eleggere Senatore
dal Caligola di Arcore.
Qui giace
"diversamente vivo"
in attesa dell’approvazione
di una completa ed organica
disciplina in materia di fine vita,
l'Onorevole Maurizio Sacconi.
Fu socialista.


Ipotesi di lapide redatta in occasione dell'autorevole discorso alla Camera del defunto - per il passaggio a miglior vita di Eluana Englaro - nel gennaio 2009 e resa pubblica nel mese dei morti 2011 solo a causa del rischio attentati. Ripubblicata a seguito delle dimissioni del defunto nel gennaio 2014 a seguito dell'elezione del Prof. Mattarella a Presidente della Repubblica: "non per l'uomo - ma per il metodo".

La tomba fantasma

In questa tomba giace, se vi fosse un Dio al mondo,
una fanciulla morta ormai tanti anni fa;
invece resto sola, in questo girotondo,
tra chiacchiere e capricci delle autorità.

Perchè in un incidende perì Eluana un giorno,
tentarono di tutto, ma col piede era già qua;
quando il contratto scade, si vola via dal mondo
ma, nel nostro pover caso, la tengono di la.

Che già un suo caro amico, aveva perso prima
ed era stata chiara, sapeva come va;
la malasorte volle che anche il Cardinale
di lei volle parlare in odor di santità.

Ed un grasso animale, quello che fa cagnara,
la barba incolta e untuosa e il nome di città,
prese a portar bottiglie là sui gradini al Duomo,
davvero un gran sant'uomo, che compassione ha.

Comprende sempre meglio quello che più conviene,
quale - la via del bene - e dov'è - la libertà -
e sì che lui è un esperto, davvero un libro aperto,
passato ha tutto l'arco di costituzionalità.

Ma dico a me non pensi, caro figliol di Abramo,
a me che resto vuota e senza umanità,
che rubo qualche fiore, che vivo senza amore
e senza nessun padre che possa pianger qua?

Ma certo cosa importa, simpatico maiale,
la tua coerenza è tale che "sai" la verità.
Così mi porti l'acqua qua sui gradini al Duomo,
chiedendo il mio perdono e l'immortalità.


Eluana Englaro, ragazza. Lecco 1992 Il Foglio Panorama Dica33 Lettera di un padre disperato

Il miracolo di Babu a Natale

La striscia rossa, il vestito nero, uomo di fede ma non del clero;
la sua sirena, arma spianata, giunse e la notte ci fu negata.
Era vigilia del buon Natale, dormivo dentro ai miei propri stracci,
di fronte a Faber da ricordare, sonno leggero, sognavo viaggi.

Viaggi nel cielo, perchè son Babu, portavo dolci pe' i ragazzini
e dai camini dovevo entrare... Stavamo stretti, molto vicini;
il santo nero con la sirena si mise a urlare, poi ci disciolse.
Gettò il mio sacco, prese la tela; presto fu l'alba, dopo fu notte.

Io piano, piano salii lassù, dietro al colosso della colonna;
la mia coperta, che ormai non c'era, faceva un freddo della Madonna.
Il Santo Natale, le luci accese, ripresi presto a vaneggiare;
la febbre alta che mi difese, suoni confusi, tanta la fame.

Venne la notte del primo martire, quello che presto seguì Gesù,
gli dissi: Stefano, dai vengo anch'io. Distolsi gli occhi, non c'era più.
La notte dopo, tra mille luci, scelsi una stella sola lassù,
sorrisi e chiesi: lasciami andare, voglio volare nel cielo blu.

Quando discesi, dopo tre giorni, ad aspettarmi con la sirena,
vigili e santi, curiosi intorno, gli amici cari e Maria Teresa.
Là scorsi Carlo con la ferita, senza parole me lo abbracciai,
capii a quel punto che non ero in vita, sciolsi l'abbraccio, poi mi voltai.

Partì un applauso, da quella folla ed un amico gridò più forte:
vi ricordate tutti di noi, soltanto adesso, dopo la morte!
E una ballata salì nell'aria, era Fabrizio, che ora suonava;
raggiunsi Jones sulla collina, sotto la festa continuava.





Babu Raja Rhadka, clochard. Genova dicembre 2008. Repubblica, foto, IL SECOLO XIX
Carlo Giuliani, ragazzo. Genova 20 luglio 2001. Wikipedia