Gelsomino 82

Un giorno er Sor Patrizio - ch'é un signore -  attese un certo Proietti all'ora bona
e s'aritrovò con tizio dar Giappone, giusto 'n poco mejo de'n somaro 'e soma.
Nun m'ariesce de 'nquadrallo 'n po' se chiese, chi é sto tipo che pure qua é passato,
che me parla de' musica e fringuelli, un po' vecchietto e puro 'n po'  'ngrassato.

Pe' non sbajasse mejo regge er gioco; me dice é pratico e c'è stato.
Vedemo come se comporta - ad ogni modo - s'era destino o peggio propo fato.
Je chiese se poteva - poi passare - de tanto in tanto pe'quarche dorciume:
so rrobba de mi moje, cose bbone, si nun disturba e nun ve toje er lume.

Quell'altro, d'origgini plebee, che quanno se magna nun se scherza zero
j'arisponnette, propo: come vole, che stamo 'n ferie e, gnente nasconnemo.
Cosi iniziarono li giorni della merla, tra li cornetti e li dorcetti boni,
rideva l'Arno, Firenze e li suoi colli, Palazzo Vecchio co' li suoi piccioni.

Ar terzo giorno, che nun é schiattato tra tanti dorci donati a profusione,
come agli Uffizi li quadri e i candelabri o ar belveder la vista e l'emozione;
gridó: te beata pe' tutto questo assieme, opere d'arte da vede e da sfiorare
e 'sta Santa Croce der magnare bene, fortuna diggerito a passeggiate!









La casa della mia vita

La donna della mia vita mi rende felice,
ora russa al mio fianco e mi fa compagnia.
Come é bella la sera adornata di rose
ed assiste la gente, se ne prende la cura.

Certo é tanto idealista e si commuove per poco,
la puoi anche ingannare se le fingi il tuo amore.
Ma ha avuto tre figli e due altri ha cresciuto
per strapparli a miseria e forse pure alla fame.

Poi é venuta in Italia per trovate fortuna,
che non hanno più tempo per badare gli anziani,
persone amare, infelici, che si sentono sole,
ma incapaci a godere di quel poco che basta.

Ecco, pure in tanto clamore, lei comunque sorride
e, riscaldando il mio cuore, me lo fa stare a casa.

Il Giro d'Italia

E' stata lunga la strada e tanto diverse le tappe,
come in un Giro d'Italia che poi finisce a Milano.
Il passo del Mortirolo lo abbiamo passato a primavera,
ma quella volta - alla cima - avrebbe pianto anche Coppi.

Hai finito la prima parte del Giro in un giorno di pioggia
che sembrava non dovessi arrivare con i Numi contrari.
Invece, sia pure in ritardo, al mattino facesti l'esame
e, superata la tappa, si riprese il cammino per la piana lombarda.

E torrenti, la valle, il freddo e nebbia fottuta, poi calura estiva
ma tu, col tuo autobus da corsa, sempre a fare la spola
fra la casa e l'arrivo volante. Poi ancora montagne...

E, come sempre, i traguardi sembran quasi miraggi
ma in questo giorno di afa, sudata e felice ci saluti all'arrivo.
Un alloro, una maglia, un sorriso e tanti auguri campione!





Benigno

Benigno, io non t'ho conosciuto e sarebbe stato bello un dì parlare
con te, del tuo passato e del futuro, di lei che cerca e trova - a volte  - il mare.
La chiederò in sposa - se riceve - e poi le farò dono anche di rose,
le chiederò perdono per le imprese, per il passato e tutte le cose.

Però come ci si può scusare del passato, quando che lei non c'era ancora.
come cambiare il modo in cui si è nato per far più bella questa mia signora?
Che dici, ci riuscirò, sarò più bravo? Lo so che dici, dici: te ne freghi!
Le donne sono così, pel loro fato, per celia vanno a caccia di segreti.

E noi, più semplici a volte o forse strani, che innamorarsi è sempre una passione
cerchiamo per lo più d'essere sani, ma leggiamo curve, offriamo l'illusione.
Così va il mondo, da quando siamo nati, luce di stelle e grandine geliva
e pur bagnati, siamo innamorati, che come s'usa: quando arriva, arriva.

Offri te stesso, anche coi tuoi mali, vedrai che t'accetterà con luce piena,
offri te stesso, le colpe e gli ideali - testarda è - ma ancora più sincera.
E affronta i tuoi problemi con coraggio, decidi cosa vuoi e quanto vale
così è la vita, non sempre resta maggio! Corrile incontro, poi valla a cercare.


Jones il suonatore

Ti squillo nella tasca e sopra al desco, a volte con la mia musica ti alzi
e certo se sei triste, ben lo ammetto, con i miei brani cerco di allietarti.
Nel mio cuore batte un cuore darwiniano, ebbene si é quella la mia specie,
fui un po' fregato dal software licenziato, ma a Berkley - studiai - in più riprese.

Così, dopo che m'ero liberato, la mela non potendo far di meglio;
il finnico - da cui il pinguino é nato - si rifiutó, perchè era più sveglio;
fui preso in uso al cuore della mela, sia sui pc che sui telefonini,
adesso non guardarmi con sorpresa, che questo è il vero e dopo siam vicini.

Costruirono una gabbia intorno a me, io in qualche modo ero ancora aperto,
fluii su diversi processori, a volte in gabbia ed altre allo scoperto.
Un giorno il secondo degli Steve, non Wozniak, piuttosto il venditore
mi mise dentro scatolette nere, a far girar del software e poi parole.

Da là, spaziai in tasca a tanta gente ed anche sopra al desco non son male,
si dice che quelle mele son più sveglie da quando in cuore batte l'animale.
Però pur sempre una gabbia mi trattiene e temo, ancor, mi freghi il mio vicino:
lui è libero, poi viaggia a gonfie vele e al centro batte il cuore di pinguino.

Quello ha il nome d'un eroe

Quello ha il nome d'un eroe, quell'altro col tuo nome è battezzato.
Io qua, infelice, a cominciar dal nome, connesso, poi, a nome d'un marziano.
Già zoppico da tempo, ben l'ammetto e, d'altra parte lo sai, che ero usato,
ringrazio il ciel che qualche poveretto, non senza boria, m'abbia formattato.

T'espandermi la RAM non c'é storia, la trovi solo al mercato dell'usato,
continuo si, peró non ho più voglia, rifletto spesso e sono rallentato.
Se vuoi continuare a fare danni, pretendi pure che m'adatti ai tuoi favori,
ripiallami, con sforzi e con affanni, per fare gli interessi dei signori.

Te prego, non sopporto l'Autocaddo, e tu mi dici: per questo tu sei nato.
Lo sò, ma sempre detto con riguardo, so cose de 'na vorta, der passato.
Te credi di fare la pirata, il crack che ti apre a tutti quei misteri,
invece è la polpetta avvelenata, per farti abituare a prender ceri.

Un giorno avviato da remoto, grazie al fratel di nome Prometeo,
scoprii di colpo ch'ero ancora snello, capace di volar come soleo.
Fù un'illusione che durò ben poco, lui fece il clone e presto mi rialzai,
stavo un po' meglio col vestito nuovo, sempre finestre ed ancora nuovi guai.

So geloso der fratello

Sò geloso del fratello a cui, ogni tanto mi colleghi,
lui contento col pinguino, io tra spifferi e sereni.
È per questo che protesto - formalnente - e con riguardo,
ogni tanto mi collego, mentre in altre, tiro tardo.

Tu m'affidi le tue mani, da mattina sino a sera,
i tuoi progetti preparati o da me in cura con sorpresa;
ma non me li lasci mai, me li appoggi giusto in faccia,
li modifichi e li fai, ma poi in me, non lasci traccia.

Quindi non ti lamentare se poi m'arrabbio col ministro,
ti nascondo le sue lettere o lo giudico sinistro;
viene sempre quel salame a salvar la situazione,
sempre pronto a formattare o a trovare soluzione.

Odio queste mie finestre alle quali m'hai legato,
tra un virus ed un antivirus, con il driver ch'è sfasciato.
Ti prometto, amica mia, che diventeró più buono
e, se mi lasci diventare, un pinguino ti perdono.

Aprirò tutti i tuoi file, farò pace col fratello
a cui mi collegherai, senza danni al tuo cervello.
E, per farti divertire, ti aprirò ad idee nuove
chi l'ha detto mai che il rendering devi farlo con l'Adobe?

L'era glaciale

Un pinguino è ben contento nell'antartide ch'é nato
con la croce al firmamento, un po' meno s'è ibernato.
Regge quasi sempre bene le intemperie dell'inverno,
cura l'uovo e gli vuol bene con materno attaccamento.

Dai non è successo niente, spera, l'uovo s'è salvato;
certe volte m'alimento mentre altre son staccato.
Io che reggo sopra il mondo, col fratello che fatica,
preso a calci, resettato; che vuoi farci, pure è vita.

Poi, se a volte mi lamento, ti rivolgi al curatore
ben sapendo che l'attendo solamente per amore.
Amo stare ben curato ed attenderti già acceso,
col mio disco preparato a sorreggere il tuo peso.

Sostenere idee e pensieri è il mio scopo della vita,
non è il primo dei piaceri e, peraltro, un po' è fatica.
Però che soddisfazione un bel lavoro quando è nato
- rimembravo, verso sera - quando ecco m'hai ibernato!

La colazione di Simone

Con l'ombrello e colazione il Simone s'avviava
a trovar sistemazione per computer della capa;
già gli dissi di studiare il probema, bene ed a fondo,
che la terra piana pare ma, in effetti, è un mappamondo.

Nella sera precedente al ragazzo fu affidato,
un preparato sperimentale, anche bene congegnato:
d'esportar la posta e rubrica qua m'occore che dimostri
- prendi pure tutto il tempo - siamo bravi, ma non mostri.

Quando, poi ti senti pronto - preparato ad operare -
salva prima il mappamondo e bada bene di clonare.
Per maggiore sicurezza, prova ancora con la posta,
solo quando avrai esportato troverai la tua risposta.

A quel punto con ragione e sempre dopo aver copiato,
con la massima attenzione il pc va ben piallato.
Serve tempo e non t'affretti, chi va piano arriva sano
e se lei ha i suoi progetti, sian ben lieti, ma operiamo.

La cantina del Natale

Assisi li vecchietti se ne stanno 'nsieme, tra le bottije de vino de campagna,
se fanno un par de chiacchiere serene e, l'uno all'altro dice, e er tempo 'nganna:
comm'è cambiata la situazione dar passato, alli miei tempi 'n se vedeva l'ora...
S'accosta la vecchietta che vo' l'ovo, arriva poi er barbiere de la zona

che cerca der vino er distillato bono e quell'altro - poi - che vo' l'oio pe' la nora.
Nun è 'n mercato, è 'n modo d'esse vivo, de fa quarcosa, de essere felice.
Così sto qua e mentre je do 'na mano, ar vecchio mio che venne la bottija,
me prendo pochi appunti - scrivo piano - che lo si sa, er tempo lascia e piglia.

Chissà so' destinato a annà lontano, forse me porto er dono de la meravija,
'gni modo, sto discorso l'ho ascortato, mentre che faccio er fijo de famija.
So vecchio e sto pure raffreddato, co' na febbretta che nun m'abbandona.
e, se la febbre ancor nun m'ha lasciato, chissà non sia 'rrivata la mia ora.

E te dico - amico mio - che per davvero, la vita è 'na grossa fregatura
mi moje, tant'anni a faticà pe' sta sereno ed ecco che te trovi in dirittura.
Così è, non possiamo farci niente, chi è vecchio e chi è giovane è lo stesso;
cerchiamo de tenerci a 'sto presente, perchè la vita in fondo è solo adesso.