L'ultima sera al fiume fu piena di poesia.
Ero troppo stanco davvero
per non sdraiarmi sul letto a covare speranze.
Non spensi neppure la luce e, già sereno, sognavo.
Bastò la telefonata a mia madre ed il cane guarito,
non mi fece neppure pensare a tutto ciò che non andava.
M'immersi nel letto, col mio quaderno d'appunti
ed i miei piccoli sogni per un giorno migliore.
E, non seppi trovare ragioni, ma cominciavo a sperare.
Davvero, speravo davvero nel mio letto dei sogni,
speravo nell'uomo, negli infiniti tramonti,
in quel posto dove prima m'ero sentito barbone.
Toccavo con mano la speme senza averne ragioni,
per quanto non esitassi a rincorrerle,
come farfalle lucenti ma riluttanti al pensiero.
Davvero, davvero mi chiesi: ci sarà spiegazione?
E la vita, fortuna lo volle, mi venne in aiuto;
la vita, pensavo sereno, l'infinito mistero.
Il continuo rinnovarsi del tempo, quegli uccelli nel cielo.
Si, la vita mi venne in soccorso in un giorno da meno,
abbracciandomi come acqua di fiume che lenta trascina.
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