Morì. Fu colpa di una poesia
di cui fu mal interpretato il contesto.
Epperò si adattava bene, si addiceva.
Il poeta avrebbe potuto variarla ancora,
darle forse una luce diversa, modificarne un dettaglio
ma non avrebbe saputo, comunque, far meglio della sua follia.
Equilibrare rispetto al rompere l'equilibrio
è il mestiere del poeta. Si confaceva alla situazione
e, la situazione le sembrava perfetta, si diceva follia.
Fu così che a notte, la casa del poeta, fu circondata dai banditi,
il poeta travolto, dilaniato, straziato dai latrati del cane.
Eppure contuso, ferito e quasi morto che era, sorrise.
Sorrideva con l'anima dolente, sui destini del mondo,
per il fatto che le poesie hanno diverse facce
e si prestano, a volte, a diverse interpretazioni.
Era un po' come se la poesia avesse trovato l'inverso,
uno su poeta, avrebbe detto la matematica
e - un poeta morto - l'avrebbe resa infinita.

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