Il miracolo di Babu a Natale

La striscia rossa, il vestito nero, uomo di fede ma non del clero;
la sua sirena, arma spianata, giunse e la notte ci fu negata.
Era vigilia del buon Natale, dormivo dentro ai miei propri stracci,
di fronte a Faber da ricordare, sonno leggero, sognavo viaggi.

Viaggi nel cielo, perchè son Babu, portavo dolci pe' i ragazzini
e dai camini dovevo entrare... Stavamo stretti, molto vicini;
il santo nero con la sirena si mise a urlare, poi ci disciolse.
Gettò il mio sacco, prese la tela; presto fu l'alba, dopo fu notte.

Io piano, piano salii lassù, dietro al colosso della colonna;
la mia coperta, che ormai non c'era, faceva un freddo della Madonna.
Il Santo Natale, le luci accese, ripresi presto a vaneggiare;
la febbre alta che mi difese, suoni confusi, tanta la fame.

Venne la notte del primo martire, quello che presto seguì Gesù,
gli dissi: Stefano, dai vengo anch'io. Distolsi gli occhi, non c'era più.
La notte dopo, tra mille luci, scelsi una stella sola lassù,
sorrisi e chiesi: lasciami andare, voglio volare nel cielo blu.

Quando discesi, dopo tre giorni, ad aspettarmi con la sirena,
vigili e santi, curiosi intorno, gli amici cari e Maria Teresa.
Là scorsi Carlo con la ferita, senza parole me lo abbracciai,
capii a quel punto che non ero in vita, sciolsi l'abbraccio, poi mi voltai.

Partì un applauso, da quella folla ed un amico gridò più forte:
vi ricordate tutti di noi, soltanto adesso, dopo la morte!
E una ballata salì nell'aria, era Fabrizio, che ora suonava;
raggiunsi Jones sulla collina, sotto la festa continuava.





Babu Raja Rhadka, clochard. Genova dicembre 2008. Repubblica, foto, IL SECOLO XIX
Carlo Giuliani, ragazzo. Genova 20 luglio 2001. Wikipedia

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